Punti chiave
Policy Exchange - uno dei principali istituti britannici - pubblica un'indagine dal giudizio netto: «l'impartialità della polizia britannica non è mai stata così dubbia». Il rapporto isola una delle cause di questa crisi: l'attivismo delle reti interne di personale («Staff Networks») e i loro legami con organizzazioni comunitarie e confessionali esterne. Il caso di studio centrale è la National Association of Muslim Police (NAMP) e le sue sedi locali.
La tesi del rapporto è che, dietro una missione dichiarata di assistenza reciproca tra funzionari musulmani, la NAMP porti avanti posizioni politiche ben più ampie - fino a ospitare, su un sito ufficiale della polizia, un testo che definisce l'esercito israeliano «gruppo terroristico sionista», a chiedere l'eliminazione della parola «islamista» dalla dottrina di polizia e a collaborare con organizzazioni che il governo tiene a distanza. Gli autori vi ravvisano una violazione dell'impartialità e reclamano una legge, una «Police Impartiality Act».
Due dei tre autori, Andrew Gilligan e Paul Stott, firmano regolarmente i lavori di Policy Exchange già recensiti dal CERIF; il terzo, David Spencer, è un ex alto ufficiale della Metropolitan Police. Il rapporto prolunga e documenta la nota di lettura CERIF n° 2026/14, di cui riproduce il documento centrale in appendice.
1. Un rapporto in continuità con «Blurred Lines»
Il rapporto si inserisce in un'indagine di lungo corso. Nel 2023, Policy Exchange aveva pubblicato Blurred Lines, primo esame sistematico delle reti di personale nella polizia britannica: ne censiva più di 200, in crescita dell'83% tra il 2010 e il 2023, operanti sotto quadri di governance disparati e opachi. La presente indagine riprende il filo due anni dopo, constatando che la polizia «non ha messo ordine in casa propria».
Il contesto immediato è uno scandalo: nell'autunno 2025, la polizia delle West Midlands ha pesato notevolmente nella decisione di impedire alla squadra israeliana del Maccabi Tel-Aviv di disputare una partita a Birmingham. La vicenda ha portato alle dimissioni del capo della polizia, Craig Guildford, dopo che la ministra dell'Interno Shabana Mahmood gli aveva ritirato la fiducia; è stata aperta un'indagine dell'IOPC (l'organo di controllo della polizia). Le divisioni emerse dopo il 7 ottobre 2023 hanno, secondo gli autori, amplificato l'incapacità delle forze di trattare i temi che mescolano politica e religione.
Eppure il quadro giuridico esiste: le Police Regulations 2003 impongono un'impartialità rigorosa e vietano qualsiasi attività atta a dare anche solo l'impressione di parzialità. Gli autori insistono su un punto spesso trascurato: questo obbligo non si riduce alla neutralità partitica; si estende a tutte le questioni politiche o ideologiche controverse. Una rete di personale che si schiera con una parte di una controversia ideologica - «per quanto virtuosa possa apparire la causa» - infrange la regola.
2. La National Association of Muslim Police
Fondata nel 2007 presso la sede della British Transport Police - alla presenza del segretario generale del Muslim Council of Britain -, la NAMP si presenta come l'organizzazione di riferimento dei poliziotti musulmani (circa 1 000 membri rivendicati). Il suo statuto, depositato presso la Companies House, combina finalità di assistenza reciproca (reclutamento, avanzamento e sostegno degli agenti musulmani) e due obiettivi più ampi: «influenzare l'orientamento delle politiche nazionali nella polizia» e promuovere la «coesione comunitaria».
La governance dell'associazione resta opaca. La NAMP non pubblica il suo statuto completo e distingue tra «membri» (poliziotti che si dichiarano musulmani) e «associati» («alleati, partner o simpatizzanti»), senza che sia dato sapere se questi ultimi abbiano diritto di voto. Registrata come società di interesse comunitario nel novembre 2021 con due direttori, ne ha visto uno dimettersi nel maggio 2023 - pur continuando a essere presentato dalla sua forza di polizia come «co-presidente» - e ne conta ormai uno solo, un ex della lotta antiterrorismo, nell'estate 2026.
La sua presenza nelle forze di polizia è disomogenea: 20 delle 43 forze (43,5%) contano un'associazione musulmana locale, ma la NAMP ne rivendica solo 19 come «affiliate», e la Metropolitan Police, la più grande forza del Paese, non figura nel suo elenco di affiliati.
Nei documenti che deposita presso la Companies House, la NAMP dichiara inoltre di aver fornito «consulenze» sul «conflitto in corso tra Israele e Palestina» e di collaborare, dall'ottobre 2023, con il National Police Chiefs' Council, la Counter Terrorism Policing e il College of Policing sulle questioni di «diversità» e «religione», senza precisare a chi siano rivolte tali consulenze.
3. Il Kabbani paper
Il rapporto dedica la parte essenziale della sua analisi a un documento ospitato sul sito ufficiale police.uk della NAMP: «From Past Prejudices to Present Policies» (20 luglio 2025), firmato da Khaldoun Kabbani, all'epoca presidente della Scottish Police Muslim Association e vicepresidente della NAMP. Il CERIF l'ha già analizzato in dettaglio (nota n° 2026/14); il rapporto Policy Exchange lo riproduce integralmente in appendice e ne conferma la portata istituzionale.
Il testo presenta il sionismo come «una manifestazione dell'odio anti-musulmano» e definisce l'esercito israeliano «gruppo terroristico sionista». Descrive come «racconti allarmanti e non verificati» le atrocità del 7 ottobre 2023 - comprese le decapitazioni e le violenze sessuali -, afferma che nessun neonato israeliano sarebbe stato ucciso e che un solo bambino sarebbe morto due giorni dopo i fatti, e traccia un parallelo tra Auschwitz e la condotta di Israele. Il rapporto contrappone a queste affermazioni il bilancio di Amnesty International - almeno 36 bambini e 659 civili adulti israeliani uccisi - e ricorda che l'ONU ha documentato tanto le violenze sessuali quanto le decapitazioni.
La rivelazione pubblica del documento ha provocato l'intervento formale del Jewish Leadership Council, che ha scritto alla ministra responsabile della polizia, Sarah Jones: ospitato su un sito ufficiale della polizia, un testo simile viene recepito dal pubblico come portatore di un avallo istituzionale e, di fatto, equivale a designare la maggioranza degli ebrei britannici - che si riconoscono nel sionismo - come promotori dell'odio anti-musulmano. La NAMP ha ritirato il documento, per poi affermare che non rappresentava le sue posizioni - benché ne recasse il logo, fosse ospitato sul suo sito e firmato dal suo allora vicepresidente.
4. La terminologia antiterroristica
Al di là del caso Kabbani, il rapporto rileva che la NAMP chiede da tempo l'eliminazione, dal vocabolario della polizia, dei termini che designano l'islamismo. Un documento del 2022 («Proposal for Changes to Counter Terrorism Terminology», firmato da Alexander Gent, riprodotto in appendice) e un comunicato del 2023 sulla revisione del programma Prevent sostengono che parlare di «islamisti» «non aiuta ad affrontare le cause ideologiche del terrorismo» e «rafforza l'islamofobia» «associando l'Islam al terrorismo». La NAMP ne ha fatto un asse di lavoro permanente, un «workstream» denominato Counter Terrorism & Terminology. La nota CERIF 2026/14 ricordava che, dal 1999, la stragrande maggioranza delle morti per terrorismo nel Regno Unito è di matrice islamista.
Il rapporto rileva anche una definizione estensiva dell'«odio anti-musulmano» adottata dalla NAMP, che comprende «la copertura mediatica negativa» o le «microaggressioni» - fino al dire a un musulmano che «il razzismo e l'islamofobia non sono un problema oggi». Un documento coprodotto con il College of Policing sugli adeguamenti confessionali per gli agenti musulmani è stato ritirato dal sito dell'istituzione nel 2026.
5. I partner della NAMP
L'assemblea generale 2026 della NAMP, tenutasi in due giornate nei locali della polizia della Grande Manchester, ha riunito come relatori rappresentanti del Muslim Council of Britain (MCB), del British Muslim Trust, della rete musulmana del Crown Prosecution Service e dell'Islamophobia Response Unit. Quest'ultima è stata lanciata nel 2017 da MEND, di cui è il braccio giuridico; è finanziata in particolare dall'Aziz Foundation e da Trust for London, e il suo responsabile, Majid Iqbal, si era espresso nel 2024 per denunciare l'«azione ingiustificabile» e la «violenza» della polizia durante l'incidente dell'aeroporto di Manchester; uno degli uomini fermati è stato poi condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver aggredito un passeggero e ferito un poliziotto.
Queste organizzazioni sono quelle da cui il governo ha preso pubblicamente le distanze. Nel marzo 2024, il ministro Michael Gove citava dinanzi alla Camera dei Comuni, tra i gruppi «di orientamento islamista», la Muslim Association of Britain - che descriveva come «l'affiliata britannica dei Fratelli Musulmani» -, oltre a CAGE e MEND. Nel giugno 2026, il governo confermava di non intrattenere rapporti con MEND, CAGE, la Muslim Association of Britain né il MCB.
Interpellata, la polizia della Grande Manchester ha indicato che tale assemblea si era tenuta nei suoi locali senza l'autorizzazione dei suoi vertici e che ora esige il consenso della propria gerarchia per eventi di questo tipo.
6. Tre studi di caso: West Midlands, Metropolitan, Scozia
Il rapporto sviluppa tre studi di caso.
West Midlands. Un sovrintendente vi cumula la co-vicepresidenza dell'associazione musulmana locale e la direzione del programma antiterrorismo Prevent - rilanciando sui social network, in uniforme, messaggi di organizzazioni terze. Il capo della polizia vi è stato inoltre fotografato accanto a Tahir Alam, figura del caso Trojan Horse (tentativo di entrismo islamista nelle scuole di Birmingham). L'indagine dell'IOPC sul caso Maccabi Tel-Aviv resta aperta.
Metropolitan Police. L'associazione musulmana della Met (circa 700 membri) avrebbe fatto da «ponte» tra i vertici e il MCB, come suggeriscono e-mail ottenute in virtù della legge sull'accesso all'informazione con un vice commissario. Il rapporto rileva inoltre che l'associazione turca della Met ha esposto al suo gala la bandiera della «Repubblica Turca di Cipro del Nord», entità non riconosciuta.
Police Scotland. Il gala 2023 della Scottish Police Muslim Association ha riunito la segretaria generale del MCB, Zara Mohammed, e una dirigente di MEND, in piena fase di non-coinvolgimento governativo. Il rapporto rileva inoltre che un'ex presidente di questa associazione - anche membro del gruppo di lavoro governativo sull'odio anti-musulmano, accanto a Tell MAMA - è stata condannata nel 2024 per appropriazione indebita di fondi dell'associazione.
7. Le raccomandazioni
Gli autori rifiutano di ridurre l'impartialità alla sola neutralità partitica: essa impegna, dicono, l'insieme dei temi ideologici controversi, e la sua erosione «intacca il fondamento stesso su cui un'università - o una polizia - dovrebbe poggiare». Formulano raccomandazioni graduate:
- una «Police Impartiality Act» che stabilisca senza ambiguità gli obblighi di impartialità di tutte le forze, dei loro capi, agenti e organismi collegati;
- dato il rischio, l'abolizione pura e semplice delle reti di personale nell'ambito di questa legge;
- in mancanza di ciò, una regolamentazione rigorosa: riorientamento sul solo sostegno interno ai membri, reintegrazione nella governance della polizia delle reti costituite come enti di beneficenza o società, scioglimento delle reti recalcitranti, impartialità rigorosa anche sul piano partitico, e soprattutto autofinanziamento da parte dei membri, senza alcun fondo pubblico, con audit annuale.
Dr. Florence Bergeaud-Blackler
Antropologa, ricercatrice presso il CNRS (HDR)
Presidente e fondatrice del CERIF - Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo
cerif.eu
Commento del CERIF
Contributo. Il rapporto sposta il dibattito dalla sola polemica sul Kabbani paper verso una questione di governance: lo status, il finanziamento e il controllo delle reti interne di personale. Fornisce una base fattuale rara (cifre forza per forza, documenti depositati presso la Companies House, e-mail ottenute in virtù della legge sull'accesso all'informazione) e adotta un criterio ampio dell'impartialità, che non si riduce alla neutralità partitica. Il CERIF vi legge una forma di entrismo istituzionale: non un'infiltrazione clandestina, ma l'uso degli organi di rappresentanza interna di un'amministrazione per veicolarvi organizzazioni esterne (MCB, MEND, Muslim Association of Britain).
Limiti. Il rapporto assume una linea, e alcune delle sue raccomandazioni potranno essere discusse: l'abolizione pura e semplice delle reti di personale, in particolare, va oltre l'oggetto dell'indagine e dovrà essere conciliata con la libertà di associazione.
Perché leggerlo. Perché mostra, su un caso sovrano di primo piano, che la «lotta contro l'islamofobia» può diventare il veicolo di una cattura dottrinale delle istituzioni.
In chiaro. Una causa che appare puramente protettiva - «lottare contro l'islamofobia» - può servire da mezzo affinché una corrente militante prenda il controllo della dottrina di un'istituzione, ossia delle sue parole, delle sue definizioni, delle sue categorie, delle sue formazioni e delle sue regole interne. L'istituzione finisce per adottare dall'interno il quadro di pensiero dei militanti: quali parole siano vietate («islamista»), ciò che conta come «islamofobia», chi sia un partner frequentabile.
Il rapporto pone inoltre una questione trasponibile alla Francia e all'Europa: quella dello status e del finanziamento delle reti comunitarie interne alle amministrazioni. Prolunga direttamente la nota CERIF 2026/14 e completa il quadro britannico già delineato da Understanding Islamopopulism e A False Compromise.