Punti chiave
- L'opera applica al frerismo l'apparato dei conflitti ibridi (JRC/Giannopoulos 2019, Schmid Bundeswehr, ISGAP).
- L'Europa è diagnosticata in fase 2 (Preparazione-Influenza), con slittamenti verso la fase 3 (Destabilizzazione).
- La Francia avrebbe già superato la soglia della fase 3 in diversi ambiti - contrariamente all'Austria.
1. Presentazione e contesto dell'opera
L'opera, firmata congiuntamente da Heiko Heinisch e Nina Scholz - coppia di storici e politologi viennesi che lavora da una quindicina d'anni sull'islamismo nello spazio germanofono - e da Gustav E. Gustenau - alto funzionario austriaco proveniente dal mondo della prospettiva strategica e della difesa - si inscrive in un approccio di convergenza disciplinare poco frequente: lo studio del movimento dei Fratelli Musulmani vi è realizzato congiuntamente dalla competenza proveniente dagli studi sociali sull'islamismo europeo e dagli strumenti della teoria dei conflitti ibridi sviluppata in seno alle istituzioni di sicurezza europee (Bundeswehr, JRC, SWP).
L'opera prolunga e amplia l'indagine che Scholz e Heinisch avevano già offerto in Alles für Allah. Wie der politische Islam unsere Gesellschaft verändert (Vienna, 2019) e si inscrive nel solco dei lavori condotti a Vienna in seno alla Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI).
Il titolo stesso condensa la tesi dell'opera: applicare al movimento dei Fratelli Musulmani la categoria di minaccia ibrida (hybride Bedrohung), finora principalmente utilizzata per analizzare attori statali (Russia, Cina, Iran) o attori non statali violenti (jihadismo armato). Il sottotitolo riprende l'espressione interna dei quadri del movimento - Civilization Jihadist Process - tratta dal celebre Explanatory Memorandum di Akram Adlouni redatto nel 1991 per la branca nordamericana e sequestrato durante il processo Holy Land Foundation.
2. Architettura e struttura dell'opera
Va detto subito: l'architettura di quest'opera è singolare, e persino sconcertante a prima vista. Il lettore che apre l'indice si trova di fronte a una struttura inusuale nella letteratura delle scienze sociali: tredici sezioni designate da lettere (A-M), una parte centrale (il capitolo G) che occupa da sola più di un terzo del volume e che ripete la stessa lista di undici ambiti d'azione numerati in modo identico - poi un capitolo H che ripete nuovamente questa lista per due opzioni alternative, e infine un capitolo I che la ripete una terza volta per il caso austriaco.
Questa singolarità non è tuttavia un difetto: è il modo di esposizione proprio di un'analisi strategica matriciale. È precisamente perché l'opera adotta la forma di una matrice (e non di un racconto lineare) che occorre decodificarne l'architettura prima di affrontarne il contenuto.
Una volta acquisita questa chiave, l'architettura si chiarisce: l'opera si dispiega su tredici sezioni (A-M) che combinano una parte concettuale (A-E), una griglia analitica a undici ambiti d'azione (F), un dispiegamento longitudinale in cinque fasi (G), uno scenario alternativo a due rami (H), uno studio di caso applicato all'Austria (I), una cartografia strategica (J) e tre sezioni conclusive (K, L, M).
La forza di questa architettura risiede nella griglia matriciale 5 fasi × 11 ambiti: per ogni fase strategica del movimento, gli autori declinano gli undici ambiti d'azione individuati. Ciò offre al lettore una matrice sistematica - il che, notiamolo subito, è anche il modo in cui gli stessi documenti strategici interni dei Fratelli Musulmani (il «Progetto» del 1982, il Memorandum del 1991) si pensano e si proiettano.
Gli undici ambiti d'azione individuati sono: (1) Cultura, civiltà e ideologia; (2) Organizzazione interna; (3) Popolazione musulmana; (4) Società nel suo insieme; (5) Istruzione; (6) Stato e istituzioni pubbliche; (7) Comunicazione; (8) Economia; (9) Cooperazioni e alleanze; (10) Avversari dell'islamismo; (11) Mezzi di guerra.
Sul piano metodologico (capitolo E, p. 43-46), l'opera si fonda sul metodo SPHEERE sviluppato dall'EICTP (European Institute for Counter-Terrorism and Conflict Prevention), che combina gestione strategica dei rischi e analisi dei conflitti. La sua trasposizione agli attori non statali è uno dei gesti metodologici più innovativi del libro.
Quattro tappe la strutturano: analisi del campo strategico e selezione degli undici ambiti, formulazione di opzioni d'azione possibili in ciascun ambito, raggruppamento delle opzioni in scenari strategici coerenti tramite scatola morfologica, visualizzazione tramite carta strategica. L'ancoraggio teorico (Fink/Siebe, Szenario-Management, 2016) rafforza lo studio di fronte alle critiche di saggismo. Questa strumentazione è oggi assente dal dispositivo francese equivalente (SGDSN, CIPDR, DGSI): la sua adozione consentirebbe di uscire da un'analisi per eventi isolati per passare a un'analisi strategica sistemica.
3. Tesi centrali dell'estratto
3.1. Un progetto plurigenerazionale di trasformazione di civiltà
L'introduzione pone come tesi preliminare che l'impegno dei Fratelli Musulmani nelle democrazie occidentali non sia un'accumulazione opportunistica di iniziative civiche, caritative, educative ed economiche, ma un progetto politico coerente:
Questa tesi è poi suffragata dal corpus stesso del movimento: il testo programmatico di Hassan al-Banna «Ai giovani» (piano in sette fasi verso la sottomissione del mondo al «messaggio dell'islam»), il documento strategico del 1982 dei Fratelli Musulmani - detto «Progetto» - che formula l'obiettivo di «stabilire un dominio islamico sulla Terra», e il Memorandum di Akram Adlouni (1991) da cui gli autori estraggono la seguente citazione:
Il progetto generazionale è nuovamente illustrato dalla citazione di Youssef al-Qaradawi, guida intellettuale del movimento fino alla sua morte nel 2022:
3.2. L'ibridità come chiave di lettura
Il concetto chiave dell'opera è quello di minaccia ibrida:
- un'ibridità dell'approccio (combinazione di mezzi legali/illegali, regolari/irregolari, civili/militari, aperti/nascosti);
- un'ibridità della struttura (nucleo di quadri gerarchizzato, organizzazioni-facciata, satelliti, individui influenzati ideologicamente, sostegni statali - Qatar, Kuwait, Turchia).
Va sottolineato che questo quadro concettuale non è una creazione originale dei tre autori: è esplicitamente mutuato da un corpus preciso della letteratura europea sui conflitti ibridi.
3.3. I principali prestiti teorici sull'ibridità
Il contributo proprio di Heinisch, Scholz e Gustenau risiede nel gesto - metodologicamente difficile - di trasporre un apparato concettuale proveniente dai security studies europei a un attore non statale a vocazione «di civiltà».
Quattro filiazioni sono esplicitamente riconosciute:
- Giannopoulos, Smith, Theocharidou (The Landscape of Hybrid Threats, JRC Technical Reports, 2019, note 6, 18, 19) - quadro cardine: modello di attori, nozione di ambiti (da cui gli autori traggono la loro griglia a 11), nozione di strumenti, e soprattutto la logica di escalation in quattro fasi che costituisce la spina dorsale del capitolo G;
- Johann Schmid (Bundeswehr, ISPSW, testi 2021-2023, note 12, 14, 15) - vocabolario qualitativo dell'ibridità: «zone grigie delle interfacce», «guerra a mosaico», «guerra multidominio», l'idea che l'ibridità si definisca per la combinazione deliberatamente ambigua degli strumenti;
Il contributo dei tre autori consiste nell'articolare queste tradizioni in un'unica matrice 11 × 5 e nell'applicarla al caso del movimento dei Fratelli Musulmani europeo. È, per quanto ne so, la prima opera europea a realizzare questa sintesi.
3.4. Le quattro fasi dell'attacco ibrido applicate al frerismo
Riprendendo direttamente la logica di escalation in quattro fasi elaborata da Giannopoulos, Smith e Theocharidou (JRC 2019, p. 36-42, citata esplicitamente nota 19 p. 21), gli autori propongono la seguente trasposizione al caso frerista:
- Preparazione-Perturbazione (Priming-Interference): identificazione delle vulnerabilità sistemiche, creazione di reti d'influenza, diffusione di narrazioni mirate, assuefazione progressiva delle società bersaglio a un livello accresciuto d'influenza esterna.
- Preparazione-Influenza (Priming-Influence): sfruttamento sistematico degli insegnamenti tratti dalla fase precedente per plasmare percezioni, schemi interpretativi e logiche decisionali.
- Destabilizzazione (Destabilization): propaganda coordinata, campagne di disinformazione, polarizzazione, pressioni economiche o giuridiche, provocazioni mirate, esacerbazione delle linee di conflitto, delegittimazione degli attori statali.
- Coercizione (Coercion) - fase di presa del potere: passaggio dall'influenza indiretta all'imposizione mirata di decisioni politiche o strategiche, fino alla minaccia o all'uso della violenza aperta.
La diagnosi degli autori - quale emerge dall'inquadramento generale, dai loro studi di caso austriaci e da consultazioni di esperti europei (tra cui fui io) - è che il movimento dei Fratelli Musulmani in Europa si trovi oggi essenzialmente nella fase 2 (Preparazione-Influenza, Priming-Influence), con elementi di slittamento verso la fase 3 (Destabilizzazione, Destabilization) in alcuni contesti nazionali.
La fase 2 è quella che, paradossalmente, appare più benigna perché mobilita:
3.5. L'analogia con la Guerra fredda
Il capitolo B si apre con un parallelo esplicito tra la minaccia frerista e la sfida comunista del XX secolo. Il paragone è analitico, non polemico: riguarda la forma del conflitto - ideologico, sistemico, di lunga durata - e non un'equivalenza dei contenuti:
Gli autori mobilitano qui John Lenczowski (Political-Ideological Warfare in Integrated Strategy) e il rapporto dell'ISGAP sull'entrismo sistemico del movimento negli Stati Uniti (2025). L'analogia mira a cogliere ciò che, nell'approccio frerista, sfugge alle categorie abituali della sicurezza: non la decisione militare immediata, ma «l'erosione strategica delle concezioni dell'ordine democratico dall'interno, tramite l'egemonia culturale, gli slittamenti normativi e i cambiamenti di lealtà a lungo termine» (p. 17).
4. Ambiti d'azione
Il capitolo F (p. 47-59) fornisce la griglia analitica a undici ambiti che struttura tutta la seconda metà dell'opera. Gli autori individuano undici sottosistemi nei quali i Fratelli Musulmani possono esercitare un'influenza diretta e che, incrociati con le cinque fasi strategiche del capitolo G, formano la matrice centrale del libro. Per ciascun ambito è formulato un obiettivo strategico e sono nominate le organizzazioni o i dispositivi che lo rendono operativo.
Il primo ambito (p. 47-48) è ideologico: riguarda il «jihad civilizzazionale» (civilization jihad), espressione che gli autori riprendono dal memorandum Adlouni del 1991 e che scompongono in cinque tappe interne (Settlement, Establishment, Stability, Enablement, Rooting). L'opera collega nominalmente a questo ambito il trittico visione-utopia / identità / piano che ho proposto in Le Frérisme et ses réseaux (nota 92, p. 47).
Gli ambiti 2 e 3 (p. 48-51) riguardano l'attore stesso: l'organizzazione transnazionale (quadri, strutture di copertura, tessuto delle istituzioni freriste FIOE/CEM, FEMYSO, ECFR, IESH), poi la popolazione musulmana come bersaglio primario, da organizzare attorno a un'identità islamica collettiva.
FEMYSO - Forum des organisations européennes de jeunesse et d'étudiants musulmans (Forum of European Muslim Youth and Student Organisations). Fondé en 1996, basé à Bruxelles, il regroupe les branches jeunesse des associations affiliées à la FIOE/CEM. Il est le principal interlocuteur jeunesse du monde frériste auprès des institutions européennes, notamment inscrit au registre de transparence de l'Union européenne et partie prenante de réseaux comme ENAR.
ECFR - Conseil européen de la fatwa et de la recherche (European Council for Fatwa and Research). Fondé en 1997 à Dublin à l'initiative de la FIOE, présidé pendant plus de vingt ans par Youssef al-Qaradawi. Il produit des fatwas (avis juridico-religieux) adaptées aux musulmans vivant en contexte minoritaire - le « fiqh des minorités ». Il est l'autorité normative de la mouvance frériste européenne.
IESH - Institut européen des sciences humaines. Fondé en 1992 à Château-Chinon (Nièvre), présenté officiellement comme un établissement privé de formation d'imams et d'enseignants de religion musulmane. Dans l'ouvrage, il est identifié comme l'université théologique de la mouvance frère-musulmane en Europe, antenne académique de l'UOIF française. L'IESH a été dissous par décret du gouvernement français le 3 septembre 2025. Il avait essaimé à Francfort (Allemagne), Dublin, Leicester et Birmingham (Royaume-Uni).
Gli ambiti da 4 a 7 (p. 51-55) descrivono l'azione sui sottosistemi sociali: la società nel suo insieme (egemonia culturale, in una lettura esplicitamente gramsciana), l'istruzione (dal corso coranico all'università), lo Stato e le sue istituzioni (lobbying esterno combinato a un'infiltrazione interna) e la comunicazione (media, dialogo interreligioso, monopolio d'interpretazione sull'islam, strumentalizzazione sistematica del termine «islamofobia»).
Gli ambiti 8 e 9 (p. 55-57) riguardano l'economia (certificazione halal, immobiliare associativo tramite EMUG/Zayat/IGMG, flussi Qatar-Kuwait-Turchia) e le cooperazioni e alleanze, statali (Qatar, Kuwait, Turchia, Iran) come civili (ENAR, partiti di sinistra, Chiese, sindacati). L'ambito 10 (p. 57-58) copre gli avversari dell'islamismo e i dispositivi di squalifica che li prendono di mira.
L'undicesimo e ultimo ambito (p. 58-59) è quello dei «mezzi di guerra»: nella fase attualmente osservata, si tratta essenzialmente di strumenti giuridici (lawfare), mediatici e informativi, raddoppiati da ciò che gli autori chiamano il ruolo «da piromane e da pompiere» - le stesse organizzazioni che si inseriscono nei dispositivi di prevenzione e di deradicalizzazione che alimentano indirettamente. L'esempio archetipico assunto è il caso Samuel Paty (p. 59), letto come catena designazione pubblica → intimidazione → violenza.
Gli autori richiamano infine il simbolo storico del movimento: due spade incrociate sotto il Corano e l'esortazione «Siate pronti!».
Questi undici ambiti costituiscono la chiave d'accesso all'intera analisi; sono sistematicamente ripresi nel capitolo G (fase per fase), nel capitolo H (opzioni alternative) e nel capitolo I (caso austriaco).
5. Le opzioni strategiche dei Fratelli Musulmani
Il capitolo G (p. 61-170) applica lo schema matriciale. Incrocia gli undici ambiti d'azione definiti nel capitolo F con le cinque fasi strategiche tratte dal quadro Giannopoulos (Preparazione-Installazione, Preparazione-Influenza, Destabilizzazione, Confronto, Presa del potere).
5.1. Fase 1 - Preparazione e installazione (anni 1950-1980)
Questa fase corrisponde all'arrivo e all'insediamento discreto della confraternita in Europa. L'Europa non è ancora un bersaglio; è un rifugio dal quale sostenere la confraternita perseguitata nei paesi d'origine. Gli undici ambiti d'azione sono percorsi qui di seguito.
(1) Jihad civilizzazionale - la linea guida è la dissimulazione: presentazione pubblica conforme all'ordine democratico, obiettivi ideologici comunicati unicamente all'interno, assenza di menzione nei rapporti dei servizi di sicurezza europei. La confraternita si pone come alleato potenziale contro l'influenza sovietica durante la Guerra fredda, il che le vale sostegni statali, in particolare libico per la moschea di Monaco.
(2) Organizzazione - è l'ambito più sviluppato della fase. I centri islamici sono fondati a Ginevra, Monaco di Baviera, Aquisgrana e Francoforte attorno a Saïd Ramadan, genero di al-Banna. L'Associazione degli studenti musulmani (MSV) nasce a Monaco nel 1964. Il Consiglio islamico d'Europa è creato nel Regno Unito nel 1973, con Ramadan nel comitato esecutivo. In Austria, Himmat e Nada creano nel 1962 il Servizio sociale musulmano, da cui nascerà nel 1979 la Comunità religiosa islamica (IGGÖ), riconosciuta dallo Stato come organizzazione ombrello. Milli Görüş si struttura nella comunità turca all'inizio degli anni 1970 e coopera fin da subito con le reti dei Fratelli.
(3) Popolazione musulmana - la confraternita diventa il perno tra le comunità nascenti e le istituzioni; cerca di ergersi a istanza di rappresentanza esclusiva, il che suscita fin dagli anni 1980 le prime contestazioni interne (in particolare in Austria, attorno all'IGGÖ).
(4) Società nel suo insieme, (5) istruzione, (6) Stato e istituzioni pubbliche - questi tre ambiti restano poco investiti durante la fase. L'azione sociale si limita alle università e a qualche progetto comunale; l'insegnamento si limita ai corsi coranici e di arabo nelle moschee; lo Stato è affrontato solo per ottenere autorizzazioni amministrative e superare ostacoli burocratici.
(7) Comunicazione - il dispositivo è rivolto all'interno delle comunità, con due supporti fondativi: il giornale in lingua tedesca Al-Islam (1958, divenuto organo del Centro islamico di Monaco) e la rivista in lingua araba Majallat al-Muslimin fondata da Ramadan a Ginevra nel 1959.
(8) Economia - la confraternita fa in modo, fin dall'origine, di essere proprietaria dei propri centri (Monaco, Aquisgrana, Francoforte), gettando le basi di un patrimonio immobiliare europeo. Youssef Nada, stabilitosi in Austria alla fine degli anni 1960, avvia una rete di imprese tra Vicino Oriente ed Europa, che si estenderà al settore finanziario alla fine degli anni 1980.
(9) Cooperazioni e alleanze - i sostegni finanziari provengono principalmente dall'Arabia Saudita (allora favorevole), dal Kuwait, dal Bahrein, dal Libano e dalla Turchia; le alleanze civili con partiti, ONG e altre religioni sono ancora inesistenti. (10) Avversari dell'islamismo - nessuna azione strutturata contro avversari occidentali a questo stadio; tutt'al più l'estromissione degli iniziatori non affiliati alla confraternita dal progetto della moschea di Monaco, segno di una precoce volontà di controllo interno. (11) Mezzi di guerra - nessuna azione violenta in Europa; la violenza resta circoscritta al sostegno ai gruppi jihadisti dei paesi d'origine, in particolare in Egitto e in Siria.
Alla fine della fase, la confraternita ha costruito in Europa un'infrastruttura modesta ma coerente e si è posta, senza che gli Stati ospitanti se ne accorgessero, alla testa dell'islam organizzato nascente.
5.2. Fase 2 - Preparazione ed esercizio d'influenza (dagli anni 1980 a oggi)
Questa fase corrisponde al passaggio da una postura di insediamento discreto a una strategia attiva d'influenza, senza ricorso alla violenza. È la fase attualmente osservata in Europa, scandita dai documenti strategici interni del 1982 e del 1991, completati nel 1995 dall'opera di al-Qaradawi Priorities of The Islamic Movement e dal suo fiqh delle minoranze. Gli undici ambiti d'azione sono percorsi qui di seguito.
(1) Jihad civilizzazionale - gli obiettivi dichiarati sono il sostegno allo Stato islamico mondiale, l'infiltrazione dei partiti, delle ONG e delle istituzioni, e la monopolizzazione dei temi dell'integrazione, della discriminazione, dell'«islamofobia» e del «razzismo antimusulmano».
(2) Organizzazione - febbre fondativa a cavallo tra il 1980 e il 1990: UOIF in Francia (1983), FIOE nel 1989 (divenuta CEM nel 2020), IESH di Château-Chinon (1992), FEMYSO (1996), ECFR di Dublino presieduto da al-Qaradawi (1997). La rete frerista europea conta oggi circa duecento organizzazioni.
(3) Popolazione musulmana - la confraternita cerca di costituire i musulmani d'Europa in comunità identitaria separata e di porne la norma sotto la propria autorità. Le fatwa dell'ECFR impongono la segregazione halal/haram e accreditano la pena di morte per apostasia.
(4) Società nel suo insieme - la strategia si fonda sullo sfruttamento paziente di ciò che Taleb chiama la «tirannia della piccola minoranza»: la società maggioritaria non è costretta, è condizionata ad accettare norme minoritarie presentate come diritti. È, a mio avviso, la leva più decisiva e più difficile da contrastare con le risposte giuridiche classiche.
(5) Istruzione - infrastruttura propria della confraternita (IESH e sedi distaccate, IRPA austriaca, scuole confessionali in Belgio e in Germania) e leva qatariota tramite Education City a Doha (dal 1997), che ospita HEC Paris e diverse grandi università americane e britanniche.
(6) Stato e istituzioni pubbliche - doppio lavoro di lobbying (registro per la trasparenza dell'UE, FEMYSO, CCIE) e di penetrazione istituzionale. Il divieto francese del CCIF nel dicembre 2020, conseguente all'assassinio di Samuel Paty, è stato immediatamente aggirato con la rilocalizzazione a Bruxelles con il nome di CCIE - esempio emblematico dell'adattabilità europea del dispositivo. Gli attori tentano di delegittimare ogni forma di controllo statale nella lotta contro il terrorismo islamico, presentandola come una discriminazione nei confronti dei musulmani e un attacco razzista contro di loro.
(7) Comunicazione - architettura mediatica coerente attorno ad Al Jazeera (dal 1996), IslamOnline, Middle East Eye (Londra 2014) e alla Qatar Media City in costruzione. La strategia di riformulazione dei discorsi post-11 settembre segmenta i pubblici (governi, società maggioritaria, musulmani moderati, fondamentalisti, sinistra postcoloniale, ecc.) e adatta i messaggi per segmento.
(8) Economia - dispositivo caritativo e finanziario imponente strutturato attorno a Europe Trust (Leicestershire), Islamic Relief Deutschland (sovvenzionata dal governo tedesco) e IRW di Birmingham (sostenuta dall'UE). Il mercato halal europeo, stimato in 15-16 miliardi di dollari, è una leva di normalizzazione progressiva - la conversione di KFC France a un'offerta 100% halal, che ho commentato su FigaroVox nel gennaio 2026 e che l'opera cita, ne è un esempio emblematico.
(9) Cooperazioni e alleanze - reti identitarie e postcoloniali (ENAR, BDS, Students for Justice in Palestine), alleanze esplicite con La France insoumise sull'antirazzismo e la Palestina, finanziamenti statali provenienti principalmente dal Qatar, dal Kuwait e, più di recente, dalla Turchia.
(10) Avversari dell'islamismo - campagne organizzate contro i musulmani critici (Khorchide, Aslan, Ourghi, Ateş, Jasser, Nomani) e contro i ricercatori, tramite strumenti come lo European Islamophobia Report di Hafez e Bayraklı, per un periodo cofinanziato dall'UE prima di essere interrotto dopo una risoluzione del Parlamento europeo nell'aprile 2021.
(11) Mezzi di guerra - ufficialmente legalisti, ma la confraternita sa strumentalizzare la violenza che non commette essa stessa. L'assassinio di Samuel Paty è emblematico della catena designazione pubblica → intimidazione → violenza: il padre di un'alunna lancia la campagna, l'imam frerista Sefrioui la rilancia, un giovane musulmano di 18 anni decapita il professore il 16 ottobre 2020, senza che i quadri della confraternita siano compromessi direttamente.
Il principio di questa fase è l'erosione insidiosa: trasformare l'ordine democratico con mezzi legali, senza varcare alcuna soglia di rottura formale.
5.3. Fase 3 - Destabilizzazione (avviata negli anni 2010)
Questa fase corrisponde all'erosione progressiva della capacità di funzionamento dei sottosistemi statali e sociali. Si avvia negli anni 2010, si sovrappone alla fase 2 senza sostituirla, e trova il suo fattore scatenante strutturante nei flussi migratori del 2015-2016. La confraternita non ha bisogno di provocare la crisi: le dinamiche demografiche e ideologiche la producono; le reti dei Fratelli le convertono in leva politica. Gli undici ambiti d'azione sono percorsi qui di seguito.
(1) Jihad civilizzazionale - l'articolazione tra macrostrategia dichiarata e dinamiche locali incontrollate è ormai centrale: ai Fratelli Musulmani basta accompagnare la destabilizzazione in corso e proiettarvi il proprio progetto normativo, senza pianificarla.
(2) Organizzazione - professionalizzazione e gerarchizzazione della rete: ciò che funzionava come movimento popolare si ristruttura in blocco di potere, conformemente all'appello di al-Qaradawi a unificare il «risveglio islamico» in un fronte unico.
(3) Popolazione musulmana - comparsa di zone a validità normativa alternativa. Cartelli «sharia zone» sono affissi a Londra già dal 2011. La demografia cambia: la proporzione di musulmani in Austria passa da circa il 4% nel 1981 all'8,3% nel 2021. Il discorso della «sostituzione» è ormai assunto dal pulpito da alcuni imam (per esempio al Dar al Farooq del Minnesota nel 2026).
(4) Società nel suo insieme - gli autori parlano di «libanizzazione» crescente degli spazi urbani, termine che trovo più preciso di quello di comunitarismo perché nomina una frammentazione conflittuale e non semplicemente additiva. Il barometro d'integrazione dell'ÖIF del febbraio 2025 indica che il 66% degli austriaci interpellati giudica negativamente la convivenza con i musulmani.
(5) Istruzione - è l'ambito in cui la destabilizzazione è più misurabile. In alcune classi viennesi, oltre l'80% degli alunni proviene dall'immigrazione. I rapporti tedeschi segnalano bambini non musulmani che si convertono per paura delle vessazioni. Il progetto di «islamizzazione del sapere», formulato alla conferenza di Lugano nel 1977 e sistematizzato da al-Faruqi e dall'International Institute of Islamic Thought, entra in una fase attiva - l'opera cita il mio Kalifat per questa genealogia.
(6) Stato e istituzioni pubbliche - ambito in cui la destabilizzazione assume il suo senso più netto. Il rapporto del ministero dell'Interno francese del maggio 2025 qualifica il frerismo come minaccia per la coesione nazionale. Cinque comuni di Bruxelles - tra cui Molenbeek e Saint-Josse - sono presentati come zone confiscate. I Sharia Councils britannici, autorizzati fin dagli anni 1980 per il diritto di famiglia, hanno contribuito secondo Elham Manea al consolidamento di società parallele. Lo Stato delega progressivamente alcune funzioni sovrane a intermediari religiosi.
(7) Comunicazione - strategia dominante di saturazione dello spazio informativo, particolarmente visibile dopo il 7 ottobre 2023: Al Jazeera, TRT e una nebulosa di attori freristi diffondono massicciamente false attribuzioni e mezze verità. Ho proseguito l'analisi in un'intervista a Die Welt nell'ottobre 2025, citata dall'opera.
(8) Economia - gli autori richiamano la minaccia saudita del 2016 sui buoni del Tesoro americani come illustrazione della vulnerabilità delle democrazie di fronte a leve finanziarie statali avverse.
(9) Cooperazioni e alleanze - divenute asimmetriche: la confraternita impone la propria agenda, i partner identitari di sinistra vi si allineano tacitamente, per mancanza di capacità argomentativa. (10) Avversari dell'islamismo - le campagne contro i critici si estendono ormai ai giudici, ai procuratori, ai funzionari e agli insegnanti.
(11) Mezzi di guerra - la fatwa dell'IUMS dell'aprile 2025 qualifica il jihad contro Israele come dovere individuale, incitamento che confonde il confine tra jihad legalista e jihad armato. Il caso Lee Rigby illustra in controluce questa porosità quando la destabilizzazione rende più fluida la circolazione tra correnti.
La fase 3 si caratterizza per un'intensificazione qualitativa più che per un cambiamento di strategia: l'infiltrazione istituzionale paziente resta il fondo, la destabilizzazione ne è la forma operativa.
5.4. Fase 4 - Confronto (prospettica)
Questa fase corrisponde al passaggio da una strategia legalista a una strategia coercitiva. Interamente prospettica, è tracciata per estrapolazione dalle fasi precedenti e dai precedenti iraniano, egiziano e turco. Presuppone una mobilitazione politica intensa, una repressione aperta, un ricorso crescente alla violenza e l'eliminazione sistematica degli oppositori. Gli undici ambiti d'azione sono percorsi qui di seguito.
(1) Jihad civilizzazionale - lo slogan storico della confraternita, «L'islam è la soluzione», viene riattivato. L'infiltrazione paziente condotta da quarant'anni è ormai attivata per prendere il controllo degli ingranaggi statali, con un sostegno determinante del Qatar e della Turchia.
(2) Organizzazione - trasformazione strutturale di primaria importanza. La rete orizzontale, fino ad allora pluralista in apparenza, si sposta verso un'architettura centralizzata e gerarchizzata. Organizzazioni giovanili e organizzazioni femminili autonome diventano sezioni integrate. Soprattutto, viene istituita una struttura paramilitare, ispirata all'al-Nizam al-Khass creato da al-Banna nel 1940 - dimensione assente dalle analisi compiacenti dell'islam politico, e che invalida i paragoni rassicuranti con la democrazia cristiana.
(3) Popolazione musulmana - la confraternita estromette le organizzazioni concorrenti e impone la propria autorità religiosa e politica ai musulmani comuni. Codici di abbigliamento, regole alimentari e osservanza del ramadan diventano vincolanti. Nei quartieri sotto controllo della confraternita, il diritto pubblico perde la sua portata.
(4) Società nel suo insieme - la frammentazione urbana precipita nello scontro aperto. In alcune zone, donne, minoranze sessuali ed ebrei non circolano più liberamente; compaiono situazioni assimilabili a una guerra civile latente.
(5) Istruzione - l'islamizzazione del sapere passa dal progetto dottrinale a un'attuazione offensiva: contenuti giudicati non islamici rimossi dai programmi, intimidazione paramilitare all'università, campagne studentesche contro i professori indesiderati.
(6) Stato e istituzioni pubbliche - è l'ambito che segna la svolta. L'autorità pubblica è respinta dalle contro-società, dove la sicurezza interna è assunta dalla confraternita e dai suoi alleati. L'obiettivo è un trasferimento parziale delle funzioni sovrane; paradossalmente, le zone sotto controllo islamista possono apparire come isole di relativa stabilità in un tessuto statale indebolito.
(7) Comunicazione - il Qatar e la Turchia intensificano i loro investimenti nei media europei, producendo un'architettura omogenea allineata all'ideologia frerista. I media che resistono vengono intimiditi.
(8) Economia - il settore halal pesa ormai abbastanza da orientare le decisioni imprenditoriali, anche nell'arte, nella cultura e nel commercio estero. Gli Stati-tutori acquisiscono quote nelle infrastrutture strategiche; le dipendenze finanziarie restringono il margine politico.
(9) Cooperazioni e alleanze - i partenariati con gli attori non islamici si logorano o si sottomettono. Le alleanze con la sinistra identitaria sono assorbite o neutralizzate, per mancanza di capacità argomentativa nel resistere alla pretesa normativa.
(10) Avversari dell'islamismo - la pressione si estende ai giudici, ai procuratori, agli insegnanti, ai funzionari, con attentati mirati che fungono da avvertimento esemplare, nello spirito della massima ripresa dagli autori: «Punisci uno, educa cento».
(11) Mezzi di guerra - cambiamento qualitativo. La branca paramilitare assicura la protezione dell'organizzazione, interviene come forza dell'ordine nei quartieri sotto controllo ed è schierata negli scontri violenti. La violenza, fino ad allora evitata o delegata, diventa uno strumento diretto, legittimato religiosamente e pienamente integrato nella pianificazione strategica.
5.5. Fase 5 - Presa del potere (prospettica)
Questa fase corrisponde all'installazione di un ordine islamico e alla rifondazione dello Stato sulla sharia. Interamente prospettica per l'Europa, è modellata a partire dal precedente iraniano del 1979, dalla breve parentesi egiziana 2012-2013 e dagli scritti programmatici di Qutb. La postura strumentale verso la democrazia è stata riassunta da Erdoğan nel 1998: un treno che si lascia una volta raggiunto l'obiettivo. Gli undici ambiti d'azione sono percorsi qui di seguito.
(1) Jihad civilizzazionale - presentata come forza ordinatrice di fronte alla crisi che ha contribuito a generare, la confraternita assume le funzioni statali, sostituisce le istituzioni, perseguita gli oppositori e sottomette l'intera società alle norme islamiche.
(2) Organizzazione - i dipartimenti integrati nella fase 4 (gioventù, famiglia, affari sociali, sanità, economia, sicurezza) funzionavano già come governo ombra e prendono ormai il controllo delle corrispondenti istituzioni statali. L'architettura organizzativa diventa apparato di Stato.
(3) Popolazione musulmana - l'islam politico è eretto a religione di Stato. Le correnti musulmane critiche o dissidenti sono vietate e, nel migliore dei casi, possono esistere solo nella clandestinità. La formazione degli imam e degli insegnanti religiosi è uniformata sotto l'egida della confraternita; un ufficio dell'Irshad orienta l'insegnamento coranico e le prediche del venerdì.
(4) Società nel suo insieme - alcol, carne di maiale e tutto ciò che è considerato haram scompaiono dall'offerta pubblica; le manifestazioni culturali contrarie alle norme morali sono soppresse. Hijab obbligatorio, omosessualità e stili di vita non islamici vietati. Ebrei e cristiani sono formalmente tollerati ma relegati allo status di dhimmi - cittadini di seconda classe esclusi dalle funzioni pubbliche; le altre confessioni perdono i loro diritti. Questo regime non è un'estrapolazione: è la messa in pratica legale di ciò che le fatwa dell'ECFR già teorizzano nella diaspora.
(5) Istruzione - l'islamizzazione del sapere è portata a compimento: le conoscenze scientifiche sono accettate solo se non contraddicono il Corano e la Sunna. La segregazione tra i sessi è generalizzata. L'educazione religiosa occupa il posto centrale; la formazione di una «generazione pia» cara a Erdoğan diventa l'obiettivo dichiarato.
(6) Stato e istituzioni pubbliche - il sistema giuridico è riorientato sulla sharia; una nuova costituzione ancora istituzionalmente il sistema islamico. Il precedente iraniano dà l'ordine di grandezza (dieci mesi dopo il ritorno di Khomeini). La politica estera è messa al servizio del progetto panislamico; lo Stato si distacca dall'alleanza occidentale.
(7) Comunicazione - gli schemi d'interpretazione islamici diventano discorso dominante. La critica è delegittimata, le posizioni divergenti diffamate come ostili all'islam e represse dallo Stato. I media rimanenti fungono da media di Stato.
(8) Economia - imprese, produzione, importazioni ed esportazioni sono sottoposte a direttive religiose. Ogni relazione economica con Israele è esclusa; uno spazio economico islamico si costituisce con gli Stati alleati, a scapito delle relazioni con l'Occidente.
(9) Cooperazioni e alleanze - i partenariati con gli attori non islamici perdono ogni utilità tattica e vengono rotti. (10) Avversari dell'islamismo - dapprima gli avversari risoluti sono eliminati, poi gli ex alleati giudicati concorrenti o refrattari subiscono la stessa sorte. La rivoluzione iraniana fornisce l'archetipo: il partito Tudeh, che aveva sostenuto Khomeini, è stato schiacciato nel 1982 una volta consolidato il regime.
(11) Mezzi di guerra - accanto alla violenza paramilitare nello spazio pubblico, gli strumenti statali di repressione sono pienamente mobilitati: prigioni, campi di internamento, tortura. Lo Stato islamico consolida il proprio potere ed evolve, secondo la sobria formulazione degli autori, verso una dittatura totalitaria.
6. Originalità e contributi specifici
L'opera riconosce la pertinenza del concetto di frerismo e della sua teorizzazione: «Il termine è stato coniato dall'etnologa francese Florence Bergeaud-Blackler. Cfr.: "Le Frérisme et ses réseaux, l'enquête", Parigi 2023, in tedesco: Kalifat nach Plan. Frérismus und seine Netzwerke in Europa, Tübingen 2025.» Ne convalida e ne prolunga la distinzione concettuale che ho elaborato in Le Frérisme et ses réseaux tra appartenenza formale alla confraternita e adesione ideologica al progetto dei Fratelli, distinzione che gli autori riprendono senza ambiguità:
Leggo l'opera di Heinisch, Scholz e Gustenau come una continuazione strategica del quadro che ho posto in Le Frérisme et ses réseaux. Là dove la mia indagine etnografica documenta la materialità delle reti, la diffusione delle norme (halal, velo, BDS, pseudo-vittimizzazione) e le istituzioni-cinghia (FIOE, FEMYSO, CEM, ECFR, ecc.), l'opera austriaca compie una triplice estensione:
- ampliamento disciplinare: dagli studi sociali sull'islamismo - a cui appartengo - verso la prospettiva strategica e la sicurezza nazionale. La strumentazione cambia: non è più quella dell'antropologia, ma quella dei security studies e dell'analisi prospettica applicata ai conflitti ibridi.
- ampliamento concettuale: la nozione di minaccia ibrida consente di nominare e di attrezzare ciò che avevo designato sotto l'angolazione socio-ideologica con la parola frerismo. I due approcci sono complementari: io descrivo il cosa (le norme, gli attori, le reti), Heinisch-Scholz-Gustenau descrivono il come strategico (le fasi, gli ambiti, gli strumenti).
- Estensione geografica: lo studio di caso ancorato è austriaco (sezione I, p. 185 sgg.), il che documenta un terreno europeo centrale troppo poco trattato in Francia e alimenta la cartografia comparata del frerismo europeo che la mia rete di studio intende costituire.
Al di là della convergenza con lo stato della ricerca, si possono rilevare quattro contributi specifici.
6.1. L'analisi prospettica
La matrice 11 × 5 non è soltanto descrittiva: si presenta come diagnostica e prospettica. Può servire a valutare a che punto sia un dato terreno nazionale (Francia, Belgio, Paesi Bassi) nella progressione delle fasi, e ad anticipare le transizioni - il che corrisponde alla «rilevazione precoce strategica» (strategische Früherkennung) per cui si battono gli autori (p. 23). La sua trasponibilità al di fuori del caso austriaco resta tuttavia da verificare.
6.2. L'analisi della fase 2 come fase più pericolosa perché legale
L'opera formula un punto centrale dell'analisi: ciò che qualifica la minaccia frerista, nella fase attuale, non è la violenza ma la sua legalità formale. La strategia procede attraverso l'uso strumentale degli stessi strumenti della democrazia liberale:
E ancora:
Questa formulazione presenta un interesse operativo per chiunque cerchi di comprendere il frerismo: sposta l'alternativa abituale tra «divieto» e «tolleranza» verso un terzo termine - la resilienza democratica - che riconosce la legalità dei singoli atti pur identificando la strategia cumulativa che essi servono. Resta da sapere come questa resilienza possa essere tradotta in dispositivi di diritto positivo senza intaccare le libertà pubbliche - questione che l'opera non affronta frontalmente.
6.3. La dimensione statale del sostegno: Qatar, Kuwait, Turchia
Integrando i sostegni statali (Qatar, Kuwait, Turchia tramite AKP, ATIB, IGMG) nella struttura stessa dell'attore ibrido, l'opera estende la nozione di ibridità al di là dell'opposizione Stato / non-Stato.
7. Conclusione: che fare di quest'opera?
L'opera propone un'articolazione di tre letterature che finora lavoravano in parallelo: l'analisi socio-ideologica del frerismo (Bergeaud-Blackler, Vidino, Manea), la letteratura sulle strategie interne del movimento (Adlouni, Qaradawi, documenti strategici) e la letteratura sui conflitti ibridi (Giannopoulos et al., Schmid, Lenczowski). Per quanto ne so, è il primo tentativo europeo di questo tipo.
L'opera consente di pensare simultaneamente la coerenza dottrinale del progetto frerista e la sua operatività strategica nelle democrazie europee - articolazione che mancava alla letteratura precedente. Il riferimento esplicito al mio lavoro (nota 8 p. 13, cap. D p. 37, cap. F p. 47, cap. I p. 185, e altre sei occorrenze nel capitolo G) inscrive l'opera in una filiazione concettuale di cui prolunga l'uso armandola con gli strumenti dei security studies.
A partire da questo quadro si possono prospettare diversi cantieri operativi:
- Applicazione comparata della matrice 11 × 5 ai principali paesi europei (Francia, Belgio, Germania, Austria, Paesi Bassi, Regno Unito, Italia), come contraltare empirico della griglia teorica degli autori;
- identificare, per ciascun paese, lo stato attuale della fase (Preparazione-Perturbazione, Preparazione-Influenza, Destabilizzazione) e gli indicatori di transizione;
- articolare questa diagnosi con la «rilevazione strategica precoce» auspicata dagli autori (p. 23), proponendo alla ricerca, alla società civile e alle istituzioni pubbliche un quadro d'analisi comune ai diversi Stati membri;
La diagnosi più gravida di conseguenze, per la Francia, è quella formulata nel capitolo M: la Francia avrebbe già, in diversi ambiti d'azione, «ampiamente superato» la soglia della fase di destabilizzazione (p. 217). L'Austria, che raggiunge solo questa soglia, dispone tuttavia dal 2020 di un DPI (Dokumentationsstelle Politischer Islam) collegato all'Ufficio federale per l'integrazione, di un programma governativo 2025-2029 esplicito sull'estremismo religioso, di divieti mirati (velo integrale, velo scolastico prima dei 14 anni nel 2025). La Francia, che sarebbe più avanzata nell'escalation, non dispone di nessuno di questi dispositivi. Questo sfasamento - più minaccia, meno strumenti - è uno degli insegnamenti più decisivi dell'opera per la politica pubblica francese.
Il posto di quest'opera nel corpus di riferimento degli studi europei sul frerismo e l'islam politico nel 2026-2027 è di primo piano.
Dr Florence Bergeaud-Blackler
Antropologa, ricercatrice presso il CNRS (HDR)
Presidente-fondatrice del CERIF - Centre Européen de Recherche et d'Information sur le Frérisme
cerif.eu